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Opinioni:

FORUM 2003

TEMA: "DOV'E' L'ARCHITETTO? DOV'E' IL LAVORO?"

Arrivate alcune lettere allo sportellogiovani che denunciano un malessere evidente di una parte dei nostri giovani colleghi. Il centro della discussione ?il ragionamento sulle cause che sono alla base della mancanza di lavoro sia come libero professionista sia come dipendente.

La prima mail ?arrivata il 15 giugno.

CRONOSTORIA DEL FORUM

-------------------Arrivati il 15 giugno 2003

- silvia.federico@virgilio.it

"Sono un architetto iscritto da ormai dieci anni all'Ordine e comunque citengo a precisare di essere ancora "giovane" non avendo per fortuna ancora raggiunto la soglia dei 40 anni....
Vorrei chiedervi dove vedete architetti giovani visto che la media dei miei colleghi si laurea intorno ai trent'anni....
Se fate un raffronto con il resto dei paesi europei dove architetti di questa eta' sono gia'; dei progettisti con incarichi importanti viene da pensare e riflettere....
La mia esperienza puo' essere emblematica da questo punto di vista...Mi sono fatta il famoso mazzo cosi' all'Universita' per laurearmi presto ed infatti 27 anni ero gia' laureata (110 e lode naturalmente per la gioia di mamma e papa') ed iscritta all'Ordine degli Architetti di Roma
Al momento pero' di cercare un occupazione a quel tempo mi veniva risposto che la mia eta' e la relativa inesperienza potevano essere un problema e che comunque bisognava in qualche modo prima specializzarsi ed affinarsi e poi inserirsi nel mondo del lavoro.
Quindi per 10 anni ho seguito corso di tutti i tipi, acquisito titoli e
specializzazioni varie, lavorato come libera professionista con lavori miei anche importanti (Restauri di edifici pubblici ad esempio, direzioni lavori , progettazioni etc): Insomma mi sono fatta nuovamente il famoso mazzo per costruirmi questa fantomatica esperienza.
Ora pero' quando mi presento negli studi professionali con il mio bel c.v. di 10 pagine e passa l'appunto che con frequenza mi viene fatto sapete qual'e'?Che ho troppa esperienza per poter essere presa in considerazione anche solo come consulente e che soprattutto si preferiscono i neo laureati senza esperienza perche' "terreno fertile" (e mi viene da aggiungere fertile allo sfruttamento e al ricatto sotto tutti i punti di vista)...
Se poi a questo aggiungiamo il fatto che la natura mi ha fatto donna la quadratura del cerchio si chiude perfettamente.....
A questo punto sorge spontanea una domanda:visto che il mio caso e' il caso di molti miei colleghi (e tutti della stessa fascia di eta') non sarebbe opportuno che in quanto Ordine Professionale pensaste di piu' ai vostri iscritti non piu' giovannissimi ma ancora giovani e con un potenziale sicuramente maggiore dei neolaureati che sono di un ignoranza ed incapacita' mostruosa ????
Grazie...
Firmato s.s.2003


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-------------------Arrivati il 20 giugno 2003

-c.rocchi@awn.it
sono veramente contento di leggere la tua lettera e anche se solo ora (visti i problemi tecnici del mio computer) ti rispondo.
Sono contento perche' la tua riflessione si va ad inserire in un pensiero che vado facendo da alcuni giorni.
Dopo 3 anni di attivita' di "sportellogiovani" (che non ha connotazioni di eta' perche' questo servizio ha creato occasioni per architetti di tutte le eta') mi sono fatto un' idea di quale sia, prendendo atto di alcune cose che non cambieranno mai per interessi economici, una delle possibili vie di uscita.
Prima di descrivertela vorrei prendere a spunto la tua lettera, non isolata nel suo genere, per tracciare un panorama dello stato di fatto, odierno, della formazione e, conseguente, professione di architetto oggi a Roma e Provincia (l'ambito di cui io mi occupo in prima persona in qualita' di responsabile dello sportellogiovani).
La situazione non ?idilliaca: trovare lavoro non e' facile soprattutto per il forte scollamento che l'insegnamento universitario, nella maggiorparte dei casi, ha con il mondo reale. Le Facolta' d'architettura romane non sono affatto idonee alla formazione dei profili professionali che servono ad inserirsi nei mercati, ancora ricettivi, aperti agli architetti. In questi tre anni ho visto come alcuni ambiti della nostra professione fossero totalmente abbandonati dalla formazione universitaria e come l'inserimento in questi ambiti avvenisse attraverso l'esperienza post laurea, alcune volte quinquennale (quanto un corso di laurea).
Sono stato uno dei fondatori della associazione culturale arch.ing. ZINGARI che lavora nell'ambito romano da ormai sei anni. Nasciamo da un sentimento di malessere generatosi proprio quando ancora studenti frequentavamo la facolta' di architettura (Valle Giulia con l'allora preside Docci). Di quegli anni e' la "pantera" famoso movimento studentesco contro la paventata privatizzazione delle universita'.Gli Zingari sono nati a seguito di una pressocche' inadeguata formazione culturale, e professionale, che ci veniva impartita dai nostri professori, che ,salvo isolati e brillanti casi (Prof. Antonio Maria Michetti per esempio), si e' rivelata deleteria e fatale per tanti nostri colleghi. I riflessi di questa politica universitaria dissennata e incentrata sullo schiavismo tra professori e loro predestinati successori (detti assistenti-in regime di schiavitu' permanente), ha infettato ed inficiato la qualit?dei nostri architetti e quindi della nostra architettura. Il nostro gruppo non ha mai creduto alla formazione universitaria degli incompetenti: ci sarebbe stato da imparare di piu' da un qualsiasi artigiano che da un professore di progettazione.
Ora avendo indicato il problema e pur sapendo che le cose non cambiano solo perche' si dice che frequentare la facolta' d'architettura di roma e' tempo perso e soldi spesi male, ci rimane una sola cosa da fare : portare in superficie il malessere che questi signori con la loro pseudo formazione hanno contribuito fortemente a creare.
Per il futuro l'idea che mi era venuta e' di fare una statistica sul tipo
di lavoro che un architetto trova dopo aver seguito i vari corsi di laurea;quanto tempo ha impiegato a trovarlo, che tipo di lavoro e' e se risponde alla formazione ricevuta nelle universita'. Forse uno studio di questo genere indirizzera' chi si iscrive alle universita' a scegliere solo quei corsi e quelle facolta' che rispondono di piu' alle aspettative della professione.
Per quanto riguarda noi: ormai il danno e' fatto. Dobbiamo ricominciare a studiare dove l' architettura si fa.

c.rocchi@awn.it


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-------------------Arrivati il 30 giugno 2003

-g.ianni@archiworld.it

Carissimi colleghi,
non posso esimermi dallo scrivere dopo aver letto la lettera di silvia federico proprio perch?sono un giovane architetto (33 anni) e per mia fortuna sono tra i pochi che un p?di lavoro ce l'ha e manda avanti la baracca tra mille difficolt?
Comprendo profondamente i disagi espressi dalla nostra silvia e sono d'accordo sul fatto che l'universit?italiana e cronicamente la nostra facolt?non riesce (e non prova nemmeno) a collegarsi con il mondo del lavoro.
Per?devo fare dei distinguo importanti perch?pur ravvisando le stesse problematiche la mia ottica ?completamente diversa.
Infatti, cara silvia, quello che tu lamenti di subire io sono costretto a farlo tutti i giorni: al mio studio avrei tanto bisogno di persone preparate e con esperienza per portare avanti il lavoro, ma come posso proporre ad un collega con 10 anni di esperienza di venire a lavorare per me pagandolo 800 euro al mese? Non ?dignitoso e non me la sento. D'altra parte, lo sanno tutti (ma nessuno fa nulla) che la realt??paragonabile a quella ipotizzata negli scritti di Kafka. Perci?facciamo un esempio di cosa dovrebbe accadere e di cosa accade nel mondo degli incarichi privati:
TEORIA: incarico professionale da un privato per la realizzazione di un'opera qualsiasi di valore X da realizzarsi in un'altra citt? per esempio a Milano. Secondo tariffa il minimo inderogabile raggiunge diciamo la cifra di 20.000 Euro. Io per?ho parecchia esperienza nel campo precipuo dell'incarico che mi si vuole affidare come si evince chiaramente dal mio book e perci?la mia proposta di parcella ?di 30.000 Euro a cui andranno aggiunte le spese. Per spese intendo ad esempio i biglietti aerei Roma-Milano in prima classe, i pernottamenti in albergo 4 stelle, il vitto, ecc.... Dico anche al cliente che lo sto trattando bene. Il cliente ha visto il book ?contento e pensa che il lavoro di un professionista va pagato ed al pari di come fa quando va dall'avvocato o dal commercialista si lamenta un p?perch??troppo caro, ma alla fine accetta.
Chiedo un anticipo sulla parcella di 5000 Euro. Ho i soldi per iniziare serenamente il lavoro. Posso prendere collaboratori e pagarli per il lavoro che effettivamente svolgono.
PRATICA: Propongo il minimo tariffario e le spese pagate. Il cliente prima si mette a ridere poi strabuzza gli occhi ed esclama: "Ma lei ?pazzo! A me serve solo un progetto! Quanto costeranno mai quattro disegni! Il geometra mi ha chiesto molto meno". Cerco di spiegare che non paga solo i disegni, ma anche le idee, la professionalit?e comunque la tariffa ?un minimo inderogabile imposto dalla legge. Nulla da fare il cliente dice che non se ne fa nulla e se ne sta andando dal geometra nonostante io abbia un bellissimo book, ottime referenze di lavori gi?fatti e grande esperenzia nel campo. Mentre imbocca il corridoio per andarsene penso: sono 3 mesi che non ho clienti, tra una settimana c'?l'affitto dello studio, la bolletta, l'Ordine degli architetti da pagare, l'Inarcassa e Giorgio e Tiziana (i due disegnatori appena laureati che cerco disperatamente di tenere fissi nello studio e pago 800 euro al mese) e perci?proferisco la parolina magica: sconto sulla tariffa professionale! Dopo 30 minuti di discussione ci si accorda per 5000 Euro tutto compreso parte fatturati e parte no ed in definitiva il cliente pensa di essere stato turlupinato. Chiedo un anticipo spese per lo meno di 5000 Euro che mi viene negato. Alla fine il cliente se ne va perch?ha un appuntamento con l'avvocato che ha chiesto 30000 Euro di parcella per una causa vinta e deve andare a staccare l'assegno.
Cos?io mi ritrovo con 5000 euro in portafoglio che mi danno la speranza di sopravvivere altri 2/3 mesi.
Risultato per garantire la sopravvivenza mia e del mio studio:
Ho violato la legge; ho violato la deontologia professionale; ho fatto concorrenza sleale nei confronti dei colleghi; io che ho una laurea, io che ho due specializzazioni post laurea di II livello, io che ho studiato per ben 25 anni della mia vita costando a mio padre ed in definitiva anche a me stesso cifre pazzesche, io, dicevo, ho dovuto mettermi in concorrenza persino con i geometri; ho frodato il fisco; viagger?(ovviamente il meno possibile) da Roma a Milano in treno in seconda classe per risparmiare e dormir?presso amici come un saccopelista; dir?a Giorgio e Tiziana che c'?un nuovo cliente e che dobbiamo sbrigarci, perci?ci sar?da lavorare anche Sabato e Domenica, ma lo stipendio ?sempre di 800 Euro, d'altronde gli dico di essere contenti perch?in ogni caso ?un'esperienza.

C'?qualcuno che vuole smentire la realt?che ho appena raccontato??

La differenza tra teoria e pratica negli incarichi con clienti pubblici ve la racconter?in un'altra lettera se lo vorrete, ma in sostanza il risultato ?lo stesso.

Ed allora cara Silvia io, come il 99,9% dei colleghi titolari di qualche studio, come facciamo a non rivolgerci alla manovalanza appena uscita dall'universit?giocando sul fatto della poca esperienza per pagarli il meno possibile
e a non mortificarli facendo fare ad un laureato in architettura il lavoro di disegnatore??
Praticamente oggi Giorgio e Tiziana hanno la possibilit? grazie a me che faccio le pozze col culo tutti i giorni, (scusate l'espressione tipica delle mie parti ma rende bene il concetto) di essere sottopagati e mortificati nella loro esperienza professionale. E magari mi devono anche dire grazie perch?con ogni probabilit?se non ci fossi io starebbero a casa a guardare l'evoluzione meteorologica delle giornate dalla finestra di casa.

Tutta questa lunghissima disquisizione per sostenere la mia tesi e cio?che non si risolvono i problemi parlando fumosamente di quanto siano baroni i professori universitari e di quanto scarsamente prepara l'universit? o delle sinergie che bisogna trovare per rilanciare la figura dell'architetto nel terzo millennio, ecc.... belle parole ma concretezza nulla.
CI VOGLIONO I FATTI E TUTTI QUESTI FATTI POSSONO NASCERE E VEDERE LA LUCE DA UN ORGANO CHE TUTELI VERAMENTE GLI INTERESSI DELLA CATEGORIA. CHE SIA IL PORTAVOCE CONTINUO VERSO I GOVERNI DELLE ESIGENZE DEI PROFESSIONISTI.

Perci?
1) In Italia Architetti, Ingegneri, Geometri e persino i Periti Edili possono in sostanza fare praticamente lo stesso lavoro. Questo ?chiaramente assurdo, ingiusto e crea scompensi e concorrenzialit?sleale nella sostanza oltre che ledere fortemente l'immagine dell'architetto. Perci?bisognerebbe fare immediate pressioni sul governo ed iniziare il lungo cammino perch?si arrivi al varo di una legge che tuteli la professionalit?dell'architetto cos?come accade in tantissimi altri paesi europei. E la tuteli non nei concetti astratti del riconoscimento del valore morale dell'azione dell'architetto nel mondo (con la quale non ci pago le bollette), ma nei fatti. Ad esempio in Spagna, in Francia, in Belgio ed in tanti altri paesi europei l'architetto ?la SOLA figura legalmente riconosciuta per le questioni inerenti l'edificazione. Gli ingegneri hanno il loro campo di azione nelle questioni tecnologiche, di calcolo, specialistiche ed infrastrutturali. I geometri o non esistono proprio, oppure sono figure minori dai poteri limitati, orientate (come in Spagna) pi?all'ausilio tecnico dell'architetto in cantiere (controllo, contabilit? gestione, verifica, ecc..) che al gesto progettuale. E cos?nessuno si pesta i piedi e la gente non ?disorientata nel dover scegliere fra tre figure che offrono lo stesso prodotto e che nell'immaginario collettivo ormai sono: l'architetto pi?artistico e meno affidabile, l'ingegnere pi?affidabile e meno artistico, il geometra economico e pratico;

2) Tutelare e garantire la remunerazione del professionista rendendo (come in molti paesi) obbligatorio il visto dell'ordine sui progetti da presentare a qualunque organo. Con questo visto l'ordine garantirebbe che il professionista ? stato pagato secondo le aliquote previste. Questo garantirebbe il professionista, obbligherebbe i clienti a pagare quanto dovuto, limiterebbe drasticamente l'eventuale tentativo di evasione fiscale;

3) Riformare le tariffe rendendole simili ad esempio a quelle degli avvocati dove ?previsto un massimo ed un minimo. Questo ?fondamentale nelle trattative con i privati in quanto ti consentirebbe di far vedere al cliente quanto pagherebbe con la tariffa massima e potersi accordare con lui avendo per?il paracadute del limite minimo. Cos?come sono fatte, il profano, anche dopo spiegazioni di ogni tipo, prende comunque la tariffa come massima e sulla quale iniziare la discussione con la differenza che, a quel punto, non esiste limite al minimo!

4) Defiscalizzare in qualche modo (o ad esempio estendere il prestito d'onore o altre forme di sussidio) gli studi neo aperti o i professionisti giovani che vogliono aprire uno studio;

5) Per pensare di poter fare qualcosa tipo quella proposta per il punto 4 bisogna anche chiedere di modificare la legge e considerare la possibilit?di formare societ?di capitali che abbiano come oggetto sociale la progettazione cos?come avviene nel mondo intero tranne che in Italia. Questo comporta due guasti irreparabili: a)in italia non esistono le megasociet?di progettazione come negli altri paesi ed ora con l'internazionalizzazione delle gare di progettazione vedremo tutti come i piccoli studi italiani verranno spazzati via; b)non capisco perch?non posso creare una societ?di progettazione che sia una societ?di capitali dove ad esempio uno dei soci pu?non essere un tecnico, ma solo colui che mette i soldi, lo faccia consentendomi di svolgere il mio lavoro e permettendo a lui di guadagnare (se io sono bravo) sui dividendi delle quote societarie.

Insomma, avrei altre 100 proposte concrete, per cambiare il volto degli architetti in Italia, ma ognuna di esse avrebbe bisogno di essere pensata, promossa e perorata presso la politica con la giusta forza e determinazione da un organo che sia l'espressione delle vere esigenze PRATICHE dei professionisti ed abbia la leggittimazione istituzionale per farlo cos?come fanno Confindustria, Sindacati, Confcommercio, ecc....
Allora mi chiedo: perch?se, dati alla mano, il prodotto interno creato dai professionisti ?maggiore di quello prodotto dall'industria, al tavolo delle trattative con il governo assieme ai sindacati ed a confindustria non ci sono anche gli organi di rappresentanza dei professionisti? E, date le cifre, avremmo anche un'ottima capacit?contrattuale e la possibilit?di spuntarla su molte questioni. Ve lo dico io: perch?gli ordini professionali sono un'istituzione vecchia, inutile e deleteria cos?com'?strutturata oggi.

La metastasi pi?grossa del tumore che affligge la categoria degli architetti ? proprio l'Ordine professionale che vive per far sopravvivere coloro che vi operano.

Ora devo andare a lavorare, ma avrei ancora tantissimo da dire.
Nel frattempo andatevi a vedere il sito che ho aperto un anno fa e che purtroppo non ho mai avuto tempo di sviluppare. Magari qualcuno vuole darmi una mano: www.contrordine-architetti.net

Sinceramente
Giulio Ianni
g.ianni@archiworld.it
2003-06-26

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-Arch. Maria Daniela Pedicini

Salve, visto che si parla di malessere..volevo portare l'ennesima
esperienza di sfruttamento e di non lavoro che vive una non pi?giovane architetta..anch'io ho fatto parte della Pantera, mi sono laureata presto (se non calcolo i due anni esatti di tesi dalla fine dei miei esami SIGH!)..ho acquisito diversi titoli spaziando dal campo della progettazione e modellazione tridimensionale fino ad arrivare alla bioarchitettura..lavoro in uno studio che gestisce lavori anche per il Comune di Roma e per la Regione, quindi mi sento il massimo comun denominatore dei due interventi precedenti (LE SO TUTTE eheh)..ne approfitto per affermare che a Roma l'architettura non esiste e quindi ?impossibile che qualcuno ci paghi in quato professionisti per interessarcene..alla mia veneranda et? ne ho
35, alcuni colleghi olandesi,danesi, inglesi etc.hanno progettato e gestito cantieri di edifici che io non realizzer?in tutta la mia vita e non per mancanza di capacit?professionali..soluzione???Emigriamo tutti in massa o apriamo un bar? aspetto fiduciosa risposta .-)

Arch. Maria Daniela Pedicini



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-------------------Arrivati il 5 luglio 2003



-simone.quilici@tin.it

il problema non ?la laurea, il problema ?questa societ?di m...
Tenetevi pure il mercato e le sue logiche perverse, peggio per voi!



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- f.pietrella@tiscali.it

complimenti per l'iniziativa....



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-oppedisanocostr@tiscali.it

osservo sempre con molto interesse, che la categoria degli architetti, afflitta da sempre da una cronica mancanza di lavoro, ultimamente si e' arricchita, grazie anche ad uno stuolo di giovani leve, di una altra interessante ma quantomai deleteria caratteristica il vittimismo!!!!!
quindi miei giovani, meno giovani,quasi giovani o vecchi colleghi, bando alle lacrime"di coccodrillo" e rimbocchiamoci le maniche, il nostro lavoro rispecchia anche quello che siamo!!!
un architetto trentatrenne, soddisfatto del proprio lavoro e non raccomandato!



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-info@leti-messina.it

Bene... cominciamo a dirci le cose come stanno.
Leggo per caso quanto pervenuto alla Ns. email e riporto in coda alla presente...Condivido in peno e mi compiaccio, finalmente riflessioni ben circostanziate e che focalizzano i problemi.
Un saluto
Dott. Arch. Raffaello Leti Messina
Progetti & Tecnologie - Gruppo Quattroemme
http://www.progettitecnologie.it
Amministratore Delegato



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-------------------Arrivati il 7 luglio 2003


- Dott. Arch. Giorgio Pagano

CONTROLLO DEL TERRITORIO!!!!
La carenza di operativit?(non solo lavoro) degli architetti ?dovuta a
molteplici fattori. Ma, soprattutto, l'assoluta carenza di operativit?strategica e di tattica conseguente. E' qui che gli Ordini dovrebbero far valere le loro capacit?
Non solo servizi per chi lavora ma produzione di idee e organizzazione per chi NON lavora o non lavora abbastanza o, se volete, per chi vuole lavorare e guadagnare di pi?e meglio.
E' chiaro da decenni, ad esempio, che le facolt?di architettura non
preparano adeguatamente ma avete mai visto qualcosa andato a buon fine perch?ci?non accada pi?
A Roma l'esempio dell'indecenza universitaria (studenti non esclusi) ?il muro di cinta della facolt?che ?cadente e sorretto da ponteggi da anni. E' questo il biglietto da visita della facolt?di architettura romana per chi entra a Via Gramsci.
Ma veniamo a quello che ritengo il motore del lavoro dell'architetto: il controllo del territorio.
Senza di esso non c'?lavoro, ci sono lavoretti... o i concorsi (che per?costano e non sempre si vincono!)
Un serio pensiero per il lavoro architettonico passa da qui.
Senza controllo del territorio da parte dell'architettura non c'?e non ci sar?lavoro e bisogna che gli Ordini si sbrighino a capirlo...
Non voglio dire di pi?perch?anche gli architetti copiano ma sono
disponibile ad essere contattato per organizzare con qualsisi Ordine degli architetti d'Italia un convegno organizzativo il cui titolo potrebbe suonare "L'architettura come strumento di controllo del territorio e del belvivere (come far lavorare gli architetti e rendere felici i cittadini)".



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-bernynavigator@hotmail.com
Condivido appieno il disagio provato dai colleghi, personalmente ho avuto una breve ma significativa esperienza di lavoro negli studi di progettazione inglesi ove lavoravo come assistente architetto.
Da quando sono rientrato in Italia (marzo 2002) ho dovuto inventare altri lavori per "sbarcare il lunario".
Opero nella provincia della provincia la radiosa Basilicata le opportunit?di lavoro per architetti si vedono con la lente di ingrandimento.
Bernardo Bruno



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-------------------Arrivati il 8 luglio 2003


-Giorgio Patti
Se pu?consolarvi alcuni di noi hanno avuto piccole vie di uscita e progettano o gestiscono i cantieri della, chiamiamola cos? poca architettura che si fa a Roma ( e Maria Daniela Pedicini alcuni li conosce bene). Non serve aprire unm bar ma coltivare il proprio piccolo orticello forse un giorno ne nascer?una pintagione o forse ?meglio far bene il proprio piccolo che sognare in grande.
Non mi sono arreso e non sono un minimalista ma adoro la politica dei piccoli passi, anche se faticosi, perch?alla fine ?comunque premiante.
Spero di non sollevare un vespaio.....
Saluti a tutti i colleghi compresa la desaparicida Maria Daniela Pedicini.

Giorgio Patti



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- arch.pw.dipaola@teknoweb.it

Dispiaciuto e rammaricato per quanto letto in questo forum, voglio dire la mia, sperando che l’esperienza personale dia un po?di coraggio e speranza ai pi?pessimisti.

Sono un architetto di 42 anni, (non mi sento vecchio anche se ho superato l’et?fatidica) ho avviato uno studio con sacrifici enormi, cos?come tutta la carriera universitaria, terminata a 35 anni perch?ho dovuto lavorare per pagarla. Lungo la “strada?ho fatto tante esperienze: tredici anni li ho trascorsi in gran parte nei mobilifici, dove vendevo, progettavo e faticavo tantissimo, guadagnavo quel tanto che mi permetteva di essere indipendente e naturalmente studiavo. Gli ultimi tre li ho vissuti, tra un arredamento e l’altro, saltuariamente a fianco di un neo professore universitario al quale ho dedicato tempo e risorse, ma dal quale ho anche imparato moltissimo e gli sono grato. Entrambe queste esperienze sono state frustranti, a volte umilianti, ma utilissime.

L’universit?in tutto ci?non mi ha aiutato in senso stretto, non era in sintonia con il mondo del lavoro, non lo ?ora e forse ?giusto che non lo sia mai, perlomeno nel senso che intendono alcuni colleghi, perch??“LA FORMAZIONE DI BASE?, per questo non l’ho mai preteso.    Dovrebbe esserlo di pi?per alcuni aspetti, come quelli dell’esercizio professionale per esempio, ma ricordo che allora i miei compagni facevano attenzione a non mettere quell’esame opzionale (estimo) nel proprio piano di studi. Ricordo le lezioni del Prof. Di Paola (non ?un mio parente) con grande piacere, perch?confrontavo le sue teorie con le esperienze lavorative che facevo allora.

Insomma non c’è la prendiamo troppo con l’universit? ne con il mondo del lavoro che ?difficile perch?la crisi si sente in tutti i settori; neanche con gli ordini professionali che, ?vero, non ci tutelano fino in fondo. Pensiamo, piuttosto a costruire il nostro futuro partendo dalle piccole occasioni che spesso non vogliamo o non riusciamo a cogliere al volo, senza piangerci troppo addosso. Certamente la situazione non ?rosea, per?in Italia non siamo poco valorizzati per colpa dello Stato, degli Ordini, delle Leggi, ecc., ma per la scarsa professionalit?dimostrata da tanti che ci hanno preceduto e non solo da quelli, dal mancato rispetto delle regole pi?elementari che ci siamo imposti. Nel nostro piccolo facciamo quello che possiamo:  i nostri “disegnini?facciamoli pesare, diamogli la giusta importanza, non li svendiamo. I primi responsabili della situazione siamo noi che non abbiamo il coraggio di mandare al diavolo un cliente che non riconosce il valore del nostro lavoro, perch?non siamo capaci di fargli capire la differenza tra noi e un geometra, perch?non ci facciamo rispettare e soprattutto non ci rispettiamo tra noi ?Chi non arriva a comprendere la differenza tra un architetto e un geom. non ?cliente di un architetto. Ogni sforzo sar?inutile. Per esperienza fatta ci si pu?aspettare di tutto da uno che parte cos?di sicuro non riconoscer?mai il valore del nostro lavoro, anche davanti alla prova dei fatti.

La speranza ?che tutti, ognuno nel proprio ambito, iniziamo a collaborare e soprattutto a difenderci da alcune perverse opinioni, o meglio da certi luoghi comuni, che la societ?ci ha affibbiato, rivolgendoci intanto a chi riesce a distinguere un ingegnere, da un geometra o da un architetto, cercando di educare in questo modo gli altri. Passi avanti si stanno facendo, ma c’è ancora tanto da lavorare, soprattutto tra noi ?br>
Io con i clienti privati lo faccio da cinque anni, da quando ho avviato lo studio. Dicono che sono caro perch?applico la parcella, dicono che sono sostenuto, che non scendo a compromessi; non importa, se ne vadano da un altro, quello che conta ?che non dicano che lavoro male, che non sono professionale, che sono poco affidabile, che faccio “schifezze? ?va bene cos? Generalmente per? quei pochi per cui lavoro, apprezzano questo comportamento e tanto basta. L’architetto non me lo ha ordinato nessuno di farlo, l’ho scelto perch?mi piaceva e ritengo che non si possa fare a meno di certe soddisfazioni che solo questo lavoro pu?farmi vivere ?i soldi non bastano.

Un discorso a parte si pu?fare per le istituzioni pubbliche, per gli enti, dove le logiche per l’assegnazione degli incarichi professionali sono diverse, ma quella ?gi?un’altra storia.



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-------------------Arrivati il 9 luglio 2003

-Alessandro Camiz

L'Universit??un campo sperimentale di preparazione alla professione:
non ?vero che non prepara, delle volte sono gli studenti che non vogliono prepararsi.
il TAC della Ludovico Quaroni ?uno strumento didattico avanzato, e i risultati si vedono.
Visto le risorse a disposizione ritengo il 3+2 della Ludovico Quaroni un miracolo italiano!
Alessandro Camiz architetto, Roma



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-giulio malagricci

Di lavoro ce n'?molto, ma anche i problemi sono molti,
1? solo a Roma siamo pi?di diecimila, cio?1 architetto ogni 300 abitanti!!!!!!!
2? tutto quello che fanno gli architetti lo possono fare anche gli ingegneri (e passi), ma lo possono fare
anche i geometri e tra poco anche quelli che conseguiranno la Laurea breve, quindi il mercato sar?br> sempre pi?intasato e gli emolumenti diminuiranno.
3? si studia e si progetta alla velocit?della luce,
e questo non ?buono!!
4? molti dei laureati dovevano fare un altro
mestiere, non perch?non abbiano idee, ma perch?br> pensano che progettare sia solo un gioco fatto di bei
disegnini.
5?6? ecc...: potrei continuare, ma mi fermo qui

arch. Giulio Malagricci



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-"Arch. C. Pizzi"

Caro Pagano, condivido pienamente quello che dici. Anche io ho mandato al diavolo un paio di clienti di questo genere.
 Tuttavia sento di dover sottolineare un paio di cosette. La prima ?che, in qualche caso, trattasi di personaggi che a loro volta sono professionisti che ti spillano 150 euro per un quarto d'ora di visita e la gente glieli d?senza colpo ferire...dev'esserci qualcosa che non va nell'immaginario collettivo nei confronti della nostra professione! La seconda ?che poi non si rivolgono ad un geometra o, peggio, ad un millantatore privo di qualsiasi titolo, ma ad un COLLEGA che se ne frega della deontologia professionale. Su questo dovremmo riflettere TUTTI! La terza ?che il controllo del territorio in teoria ?gi?assegnato dalla legge a figure professionali qualificate ma poi sappiamo tutti che, nella pratica, molti cittadini fanno i lavori senza dia o altro titolo edificatorio vuoi per ignoranza vuoi per eludere le maglie burocratiche ed evitare quelli che ritengono ulteriori inutili costi. Dov'?la legge in questi casi? Mi chiedo per quale motivo se io faccio presentare una dia appena apro il cantiere ho i vigili a fare un sopralluogo e poi abbiamo sotto gli occhi un'infinit?di opere abusive totalmente fuori controllo...Non credo che possiamo cambiare il sistema o la testa della gente da un giorno all'altro ma una cosa la possiamo fare: se vogliamo che il cliente ci rispetti, perch?di questo si tratta, cominciamo a rispettarci tra di noi, come fanno gli avvocati, i medici, i notai, i commercialisti, etc.
Cristina Pizzi



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- "Arch. Silvia Brandi"

C'?qualcuno che crede che l'universit?serva a preparare all'entrata nel mondo del lavoro? Non ?il suo ruolo ed io credo che mai lo debba diventare. Al contrario credo che dia le giuste basi per permettere poi a ciascuno di capire e approfondire le proprie capacit?ed anche i propri limiti (che tutti abbiamo!).
Capisco che i sogni di ogni giovane architetto si scontrino poi con una realt? a volte, troppo deludente ma, al giorno d'oggi, quale categoria non ?interessata da una crisi sociale ed economica? Fa parte dell'epoca in cui viviamo e non ?certo criticando il sistema universitario che si riesce a cambiare le cose. La professionalit??un discorso soggettivo e non ?certo "il pezzo di carta" a dare la garanzia che si trover?lavoro e, tantomeno, che questo lavoro ci piacer? Nel mio piccolo mi ritengo soddifatta dei piccoli traguardi che ogni giorno raggiungo, con fatica e sacrificio, e con la consapevolezza che il futuro me lo sto costruendo io. Ho accettato tutti i tipi di lavoro, anche i pi?faticosi e mal retribuiti, spesso sono rientrata a mala pena con le spese. Ho passato nove mesi di gravidanza lavorando (e preparando l'esame di stato), e ho potuto permettermi di stare in maternit?soltanto un mese, mentre le altre mamme a casa per un anno! Ma la soddisfazione di costruirmi la mia vita (e quella di mio figlio) non ha eguali.
?br> Arch. Silvia Brandi



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-pierfrancesco rossi

Come si pu?pensare di formare professionalmente l'architetto dopo l'universit?visto che all'interno di essa ci si passano 8-10 anni?
Ma allora a cosa serve l'universit? Solo alla formazione di base?
Tutto ci??crudele ed insensato.
Forse allora ?meglio ridurre il carico di studi ed aumentare il periodo destinato al tirocinio e all'esperienza professionale.
Ma poi vorrei sapere se ha ancora senso la professione dell'architetto, fare l'architetto, definirsi architetto.
Tutto ci?che riguarda la "Professione",intesa come aspetto creativo, progettazione, design, arredamento, ?nella mani di pochi, dei soliti "noti", dei grandi studi professionali, gli altri cio?noi, annaspiamo fra un piano di sicurezza, un fascicolo del fabbricato, pratiche catastali, perizie varie e rilievi, cio?praticamente poco di pi?di quello che si pu?fare con un diploma di geometra(con tutto il rispetto).Dei bravi tecnici niente di pi?
Quando vogliamo ricominciare a "Progettare" rimane solo l'alternativa dei concorsi.
Arch. Pierfrancesco Rossi


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-------------Arrivati tra il 20 e 30 luglio 2003

-davidemariano@hotmail.com

Cari colleghi, sono un giovane architetto siciliano e spesso bazzico sui vari siti degli ordini provinciali di mezz'Italia, tra cui anche il vostro di Roma e devo dire che mi sono divertito a leggere un po?quello che in questi giorni e?stato spedito a sportello giovani.

Devo ammettere che il male degli architetti oggigiorno e?comune a tutte le eta? provenienza territoriale, culturale ecc ecc; lo dico perche?personalmente mi sono laureato a Palermo, ormai da piu?di due anni, mi sono abilitato dopo quasi un anno e devo ammettere che in questo tempo non ho maturato moltissima esperienza, per diversi motivi. Giu?da noi, in Sicilia, la situazione e?oltremodo scandalosa e nauseante; sono ormai convinto di aver fatto la scelta piu?sbagliata della mia vita, ossia quella di andare a studiare in una facolta?di architettura di palermo dove il grado di disorganizzazione didattica e gestionale di lezioni e laboratori era spaventosa. Mi sono laureato a 26 anni cercando di uscire quanto prima da una situazione per niente formativa e soddisfacente; fin dal primo anno di facolta?pensavo di andare fuori a studiare perche?vedevo l'eldorado e ancora ora ritengo che avrei fatto sicuramente una scelta piu?oculata. Ma perche?dico questo? Per rispondere a quei colleghi che lamentavano la struttura universitaria, la preparazione derivante ecc; sono ormai convinto che tutto cio?faccia parte del nostro passato e che non appena laureati molti di noi si attendano di avere dalla laurea il lasciapassare per soldi, notorieta?e fama. Purtroppo non e?cosi?

Ho fatto qualche piccola esperienza presso piccoli studi tecnici della mia?citta? sfruttato, non pagato (nemmeno una lira...anzi un centesimo di euro) e senza neanche ricevere un grazie per il mio lavoro che comunque svolgevo con puntiglio, serieta?e non lasciando nulla al caso. Dopo l'ultima esperienza, snervante, l'anno scorso ho deciso di abbandonare la strada degli studi privati e di tuffarmi nei concorsi pubblici e nei colloqui per riuscire ad inserirmi in qualche gruppo aziendale, societa?di progettazione (se mai ne esistono davvero?!) imprese edili, ecc. Non avete idea di quanti curriculum io abbia mandato in tutta italia o quasi (da Roma in su ne ho mandati ovunque); e di quanti colloqui io abbia fatto quest'anno andando su e giu?dalla sicilia per milano, bologna, firenze, ecc. Tante promesse, tante illusioni e nessuno che alla fine ha il coraggio di dirmi in faccia che magari il mio curriculum e?ancora scarso e che sarebbe meglio fare altra esperienza. Domanda: ma come faccio a fare esperienza se nessuno me ne da la possibilita? Nel frattempo ho collaborato con un paio di colleghi ovviamente senza l'ombra di un quattrino; ed alla fine cosa capisco? Che nonostante tutto la nostra professione e?tra le piu?belle, soddisfacenti e costruttive che ci possano essere in circolazione; l'idea di andare a lavorare per altri e di essere comandato non mi ha mai deliziato la mente e se ho scelto di studiare architettura e?stato anche dato dal fatto che sognavo un giorno di poter gestire io la mia vita e il mio lavoro. Ma la situazione economica congiunturale di questi ultimi due anni (vedi anche 11 settembre), la situazione economica e costruttiva siciliana nella fattispecie ( e su questo discorso stenderei un velo pietosissimo) mi sta spingendo giorno dopo giorno a riversare speranze su lavori a me poco congeniali (per l'appunto lavorare “agli ordini di altri?o addirittura allontanarmi momentaneamente dal mio settore di interesse per intraprendere altre strade che non hanno molta affinita col nostro mondo!

Questo per me e?molto triste perche? dopo anni di studi e sacrifici, miei e dei miei genitori, mi ritrovo a ventotto anni (quasi ventinove) a non aver ancora concretizzato una minima parte del mio sogno di libero professionista e, addirittura, a dover quasi forzatamente scegliere di ri-qualificarmi e ri-azzerarmi scegliendo altri campi di lavoro per i quali penso comunque di avere un minimo di capacita? Dalle mie parti si dice: impara l'arte e mettila da parte! E qui?volevo ricollegarmi al discorso dell'altro collega che diceva di aver lavorato per tredici anni presso un mobilificio e che ha fatto tanye altre esperienze. E' vero! All'inizio ci si trova costretti ad accettare tutto e senza condizioni; mi ritrovo dopo due anni dalla mia laurea a lamentarmi ancora ma con un tassello in piu? chiaro, nella mia mente: la laurea mi aveva reso presuntoso all'inizio e pensavo di poter fare cio?che volevo come volevo. Sapete cosa vi dico? Che non e?cosi?e che purtroppo ho rivalutato tante idee che prima scacciavo dalla mia mente con un colpo di spugna.

Io, come qualcunaltro di voi, non credo che si debba dare tutta la colpa all'universita? agli ordini, allo stato, ecc ecc; purtroppo il nostro sistema e?vecchio, obsoleto e fatto di MATUSA ARCHITETTI che fanno e disfanno tutto a loro piacere. Spetta a noi riuscire a ri-valutarci come liberi professionisti e come persone; spetta a noi non abbandonare il sogno che da tempo inseguiamo, anche se fatto di piccoli cocci, apparentemente inpercettibili e insignificanti. Purtroppo siamo in tanti e in tanti vogliamo inseguire questo sogno, ma ci vuole tempo e soprattutto tanta pazienza. Quello che volevo esprimere con la mia letterea e?solomente la voglia di non abbandonare del tutto il proprio obiettvivo, e dico questo perche?vedo che molti miei colleghi siciliani purtroppo si lasciano travolgere da questa tempesta di lavoro precario e quasi inesistente per intraprendere completamente e definitivamente strade diametralmente opposte. Questa tempesta a tratti cerca di travolgere anche me; forse in certi momenti mi allontanero?dal mio sogno perche?comunque costretto a portare la pagnotta a casa, ma non smettero?mai di inseguirlo e, dovessi avere anche ottantanni, voglio lasciare una traccia di me sul mio territorio, la mia terra, la mia casa...fatelo anche voi.

Cordialmente M.M.
davide mariano


-d_pedicini55@hotmail.com

Volete sapere l'ultima.. c'e?un corso a milano per diventare consulenti nella gestione della risorsa ambiente e in riciclo rifiuti rivolto a noi architetti..bene, l'avviso del bando e?presente da giugno..il limite max di eta?e?di 35 anni..io li compio a settembre..per le lungaggini burocratiche-amministrave del Ministero dell'Ambiente che sponsorizza il corso, il bando non sara?attivo prima di ottobre..insomma io appartengo a quella generazione che era o troppo giovane o troppo vecchia..avete qualche soluzione da propormi oltre al fatto di maledire il nostro caro Ministro..e il nostro caro ordine naturalmente non ci tutela neanche un po?per non parlare della nostra universita?che non ha corsi comparabili a questo..milano ci deve sempre stare davanti non c'e?verso..

Mariadaniela Pedicini



FORUM 2002

TEMA: "SPORTELLOGIOVANI SI O NO?"

Arch.Alessandro Pergoli CAMPANELLI

Bella la sceneggiatura, buona la regia, utili ed interessanti le idee, ma trovo fuori luogo il nome "Sportello giovani". Ma dico io, benedetto ragazzo, dove li vedi tutti questi giovani architetti?

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Arch.Daniela GAROFALO

Caro Chistian, sappiamo sulla nostra pelle che giovani architetti a Roma non ne esistono, visto che nessuno nella storia della facolta` di architettura della Sapienza ne sia mai uscito a 23 anni.

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Arch.Valentina PISCITELLI

Penso alla pubblicit?della nota marca di orologi con splendido settantenne che si accinge ad affrontare la furia oceanica armato di tavoletta da surf (chi non vorrebbe invecchiare così…)

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Diario Leonardi




Forum:

nonsologiovani o nonpiùgiovani?




Tirocinio




Interviews:

Giuseppe Mannino.
A cura di Pascali/Rocchi

Presidente del Consiglio Comunale di Roma.




Architects

Alberto Meda




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Architetti nel pallone

la squadra di calcio dell'Ordine di Roma

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Opinioni:

FORUM 2003

TEMA: "DOV'E' L'ARCHITETTO? DOV'E' IL LAVORO?"

ULTIMI MESSAGGI ARRIVATI

-------------------Arrivato il 20 ottobre 2003


- sergiopolicaro@hotmail.com

Mi inserisco nel dibbattito in qualit?di giovane Architetto di 23 anni abilitato nella sez A con esperienza presso uno studio x 8 mesi guadagnando l'astronomica cifra di 3000? Mi si viene a dire: ?esperienza, ti servir?nella vita ecc. Ma facendo i conti ho speso di + di quella cifra per mantenermi, continuando a chiedere "l'integrazione" alla mia famiglia. Il lavoro non era di semplice disegnatore cad, al quale non gli si chiede di essere abilitato e di avere un laurea, ma di collaborazione (almeno io l'ho vista cos?. Il problema dove st? Che se avessi lavorato in un pub, solo il sabato e la domenica, non solo avrei conosciuto qualche bella ragazza, ma non avrei certo chiesto soldi ai miei. Invece mi ritrovo con "esperienza", "sfruttato" e in cerca di qualche altro lavoro (avendo volontariamente detto basta agli abusi verso la mia persona). Non per essere polemico ma se si continua a PROSTITUIRSI per mandare avanti la baracca?si fa del male a se stessi e a nessun altro. Se fossimo tutti uniti nel far rispettare il proprio lavoro non saremmo in questa situazione. Se poi ci si sente alla pari di un geometra...bhe tempo perso all'universit?! Affrontiamo il problema presso organi competenti. Discutiamo di riforme che tutelano e GRATIFICANO il lavoro di ARCHITETTO. Nel frattempo approfondir?ancora gli studi (xch?ritengo che in un mestiere come il nostro l'aggiornamento continuo sia indispensabile), sperando di non partire militare che resetterebbe la mia mente!!!!
distinti saluti da un giovane Architetto disilluso dalla realt?
arch. Sergio Policaro (ordine architetti Vibo Valentia)?

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