Intervista all’on.le Franca Chiaromonte realizzata il 10/06/2002

 

 

D - Onorevole, a livello internazionale l’architettura contemporanea sembra aver finalmente riconquistato spazi e importanza come simbolo della modernit e dell’innovazione. Come valuta il caso italiano?

R  In modo contraddittorio. E vero intanto che nel mondo occidentale, ma non soltanto quello occidentale, l’architettura finalmente sta tornando ad acquisire una centralit in quella che da profana ritengo la sua definizione pi propria, cio nella produzione di segni da lasciare a chi verr dopo; questa centralit ha cambiato le citt da Parigi a Bilbao.

In Italia la cosa  un pochino pi complicata, per trecentomila ragioni, non ultima il fatto che noi siamo il paese che detiene il pi alto numero di beni culturali al mondo. Siamo praticamente un museo a cielo aperto; e Io giudico anche positivamente il fatto che da qualche decennio si sia sviluppata una cultura della tutela che prima non c’era: se si guarda allo scempio delle nostre coste, giudico naturalmente positivo il fatto che ci sia una attenzione, a volte maniacale alla tutela. Viceversa ritengo negativo il fatto che, proprio per questo peso della memoria, per questo peso della storia, noi tendiamo a considerare degni di rilievo solo i segni del passato mentre ci occupiamo troppo poco di lasciare segni del presente; anche perch purtroppo i segni del presente non sempre sono stati in grado di competere con i segni del passato.

Per qualcosa sta cambiando anche nel nostro paese

Naturalmente Io sono di parte, ma si deve ai governi e alle amministrazioni di centro sinistra il fatto di avere favorito un processo di modernizzazione delle citt.

Penso agli interventi pi recenti: Io sono di Napoli;  di pochi giorni l’intervento sulla metropolitana napoletana con l’intreccio tra passato e presente che rappresenta; poi ci sono gli altri interventi come quello di Renzo Piano.

Naturalmente queste opere si possono fare quando c’è la collaborazione di pi soggetti. L’esperienza di Napoli  stata dovuta non solo all’intelligenza dell’amministrazione ma anche ad una certa collaborazione con la sovrintendenza, ad una concertazione tra diversi settori.

D  Come Democratici di Sinistra avete una vostra politica di conduzione del territorio.

R  Si. Noi una politica del territorio l’abbiamo e l’abbiamo dimostrato governando, anche se non abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo proposti di fare.

Per esempio non abbiamo portato a termine la proposta di legge per l’architettura; l’abbiamo ripresentata in questa legislatura ma ovviamente stando all’opposizione  diverso.

Non siamo riusciti a fare tutto quello che ci proponevamo per qualcosa abbiamo fatto: intanto abbiamo sviluppato, con innumerevoli difficolt, una cultura del contemporaneo; gi il fatto che, nella riforma che ha istituito il Ministero dei Beni e delle Attivit Culturali, ci sia una Direzione Generale che riguardi l’Architettura e le Arti Contemporanee,  testimone del nostro indirizzo.

Naturalmente Io rifuggo dalla definizione di architettura di sinistra o di destra  per fortuna non si parla pi in questi termini da molto tempo, per ritengo che "il segno" di sinistra o di destra si veda dalle politiche di sostegno all’architettura; non dal prodotto.

D  Si potrebbe riprendere quel termine che identificava la cultura della sinistra internazionale: "I Care"

R - "I Care" penso che anche qui abbiamo fatto un lavoro notevole anche se sul piano culturale c’è ancora molto da lavorare; "I Care" identifica senz’altro la sinistra: esso significa "prendersi cura", che  il contrario del "Me ne frego" fascista.

Riferito al territorio significa per esempio opporsi vigorosamente alla cessione dei beni culturali da parte dello stato prevista dall’ultimo disegno di legge per l’istituzione della "Patrimonio dello Stato S.p.a."; significa tutela del nostro patrimonio artistico; significa valorizzazione dei nostri beni.

Credo che ancora significhi troppo poco in Italia e anche nella cultura della sinistra: "tutela del prodotto culturale". "I Care" significa cura di quello che c’è ma anche della progettualit: Io non posso pensare che la mia generazione abbia lasciato un segno irrilevante, in termini di percentuale, rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto.

"I Care" dovr sempre di pi significare cura del progetto; quindi anche cura delle persone, della creativit, della capacit creativa di un popolo che, come sappiamo,  molto alta.

Questo significa che bisogna costruire.

Presso i D.S. c’è una autonomia tematica che si chiama "Cultura in Movimento", che esattamente nasce sul tema dell’innovazione. Essa  costituita per lo pi da giovani e ci sono anche molti architetti che sostengono che noi, laddove abbiamo governato, abbiamo curato pi la conservazione che l’innovazione.

Tutto ci non vuol dire che si deve costruire un’autostrada nel Colosseo; significa per che un’altra strada da percorrere pu essere la costruzione di impianti moderni attraverso opere d’arte.

D - Un’altra delle pecche italiane  quella della separazione tra l’architettura intesa come soluzione tecnica ad un problema e l’architettura intesa come soluzione esclusivamente creativo-artistica. Spesso queste esigenze tecniche e umanistiche vengono separate anche dalla legislazione stessa che prevede ad esempio un Ministero per le Infrastrutture e un Ministero per i Beni e le Attivit Culturali: possiamo creare un’autostrada ma spesso essa deve rimanere estremamente brutta

R  Ancora una volta noi abbiamo aperto una strada che va praticata.

Il fatto che dentro il Ministero per i Beni e le Attivit Culturali sia stata creata un Direzione Generale dedicata all’architettura e all’arte contemporanea, gi da un segno del fatto che l’architettura per noi  arte e che quindi un prodotto architettonico va giudicato come un fatto estetico. La realizzazione di un’opera pubblica attiene al Ministero per le Infrastrutture e questo crea un problema normativo che pu essere affrontato un po con la riforma e un po con la concertazione tra i ministeri, vi  poi un problema culturale che riguarda la cultura generale e gli architetti stessi; ora, grazie anche alle esperienze estere, che qualcosa di positivo ci dicono e in quanto a cultura fanno tendenza, ci si aspetta sempre di pi che un opera pubblica sia anche bella.

Sta cambiando anche il turismo culturale. Credo che ci sia una sorta di attitudine che mi fa ben sperare.

Per citare un’opera contestatissima, il ponte di Messina, senza entrare nel merito delle contestazioni di chi  favorevole o contrario, non  soltanto una questione di sviluppo o di non sviluppo ma deve necessariamente confrontarsi anche con gli aspetti estetici, proprio perch noi siamo il paese in cui il confronto con la bellezza  particolarmente impegnativo.

D- Quindi  ancora possibile trovare dei simboli della nostra contemporaneit in Italia.

R - Si. Che non siano in contrasto con le esigenze estetiche e di bellezza.

L’architettura  avanguardia per sua definizione; quando si valuta un prodotto architettonico, per sua definizione  sempre nuovo, in quanto va ad installarsi in un territorio, in un ambiente, in un conteso che prima non lo prevedeva.

In questi casi per la politica non c’entra pi, li  l’arte, il gusto e l’equilibrio tra queste cose, che fanno la differenza tra un’opera riuscita e una non riuscita.

A me non spaventano i pugni nell’occhio: il Beabourg era un pugno nell’occhio: ha fatto scuola!

Li la politica c’entra fino ad un certo punto. Al di la di quello che si pensa o si pu pensare Io mi sono fatta un punto d’onore di non entrare mai nel merito delle opere. Come responsabile alla cultura dico sempre che rinuncio alla libert di espressione del gusto pubblico. Non voglio dire se Morpurgo andava tenuto o non andava tenuto, se il progetto di Meier era bello o no; quello che so  che dovevano essere i "tecnici" a giudicare, dopodich: "Siamo tutti di passaggio"; se si fanno degli errori "Amen": vorr dire che uno non ci passa. Dovesse essere uno scempio oppure una cosa meravigliosa.

La cancellata della Villa Comunale a Napoli, mi pu piacere oppure no, ma non spetta al sottosegretario dirlo.

Alla politica spetta il compito di costruire le condizioni di pari opportunit e di trasparenza dei concorsi e "che vinca il migliore". Dopodich se il migliore sar davvero il migliore lo giudicher il suo tempo e i tempi che verranno dopo, non certo il Ministro o il responsabile alla cultura.

D  Lei prima accennava alla legge per l’architettura

R  La legge per l’architettura  stata una grande cosa non fatta. Destino che la Legge condivide con altri provvedimenti che pure facevano parte del contesto normativo in cui  maturata la riforma del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali che ha riunificato in un solo Ministero competenze che prima erano divise; un quadro normativo che purtroppo non siamo riusciti a portare a termine. Attualmente abbiamo presentato alcuni disegni di legge su aree tematiche come l’architettura, lo spettacolo, l’archeologia subacquea, ecc.

Il senso di quella Legge era la promozione dell’architettura esattamente come luogo delle attivit culturali ovvero delle attivit di sostegno alla cultura.

Dal punto di vista della valorizzazione delle competenze degli architetti, dico una cosa impopolare presso gli storici dell’arte, abbiamo fatto dei grandi passi avanti, anche nelle nomine, tanto e vero che siete oggetto di critica notevole.

Non entro nel merito ma naturalmente siete favoriti dal fatto di avere l’albo e questo determina delle condizioni in cui obbiettivamente avete un privilegio rispetto agli storici dell’arte.

D  Per concludere: c’è un intervento che vorrebbe vedere realizzato per simboleggiare la cultura architettonica della sinistra?

R  Si. Ma non perch di sinistra. Abbiamo detto che a me non piace la definizione di architettura di sinistra, cultura di sinistra.

In senso molto lato potrei dire che qualcosa che attiene al quello che secondo me dovrebbe essere la sinistra, nei progetti e nella cultura dello spazio della Zaha Hadid, naturalmente c’è. Quest’idea di rottura del consueto  un qualcosa che dovrebbe caratterizzare la sinistra. Per questa  un’idea personale; l’opera di Zaha Hadid dovrebbe essere realizzata per Roma, perch Roma ha bisogno di innesti di moderno; attualmente c’è l’EUR, ci sono vari progetti, per questo spero che si realizzi, anche perch l’architetto  una donna!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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