Sull'essere giovani
di Valentina Piscitelli
Penso alla pubblicità della nota marca di orologi con splendido settantenne che si accinge ad affrontare la furia oceanica armato di tavoletta da surf (chi non vorrebbe invecchiare così ), poi mi ricordo l'apatia di certi pomeriggi di Agosto trascorsi a non far nulla, e ancora una sera a cena in un ristorante seduta tra furie della natura che cantavano stornelli romani o duettavano a chi ricordava meglio quella poesia di Jacques Prevert
Nascevo studentessa/architetto 11 anni fa, un anno dopo quella "Pantera" il cui ruggito produsse in un anno di occupazione la cessione dell'aula autogestita e qualche murales opportunamente rimosso senza che nessuno si opponesse qualche anno dopo ("per "pulire i muri" come dice qualcuno e disse qualcun'altro). Se il buon giorno si vede dal mattino mi piace ricordare il refrain di un cinico professore, oggi defunto, ricordarci che il nostro è un mestiere per chi nasce ricco e che un architetto di 40 anni è ancora giovane, dunque, nonostante l'iscrizione a ben due ordini professionali continuo ad essere un embrione e mi chiedo quando comincerà davvero la mia vita lavorativa (n.d.r. ho trent'anni).
Se tardare il momento di inserimento consente a chi vorrebbe far parte della realtà professionale una maggiore specializzazione, si assiste, di contro, al mancato impiego per "eccesso di competenza" o per sopraggiunti limiti di età; se lavorare in uno studio professionale durante la vita studentesca ritarda la laurea perché diminuisce il numero di crediti formativi, chi non lavora in uno studio, perché magari vuole seguire le lezioni, non ha più la possibilità di farlo in un secondo momento se non a prezzo di profonde frustrazioni. Dunque non rimane che tentare la strada del "libero professionista" e se, come diceva Hobbes "l'uomo è un lupo per gli altri uomini" lo è tanto più in un mondo dove il sovrannumero oltre a bocciare gli incapaci e a premiare i più scaltri falcidia i giovani virgulti senza tutore; rimane la strada del concorso: pubblico o privato che sia il concorso premia giovani e vecchi purchè si abbia un amico in giuria, rettifico, la Merloni ter col suo perverso meccanismo non consente ad un giovane di fare un progetto se non ne ha già fatti almeno un certo numero della stessa tipologia, oppure se non si pone sotto l'ala protettiva del più "esperto"!
In somma se anche oggi ci fosse un genio tra di noi, questo, grazie alla legge non potrebbe costruire un'architettura come le Fosse Ardeatine perché è troppo inesperto, allora non rimane che pagare l'Inarcassa e sperare in un "pensione più dignitosa"...
Concludendo: non ci rimane che l'ironia nella speranza che qualcuno si accorga che giovane equivale a linfa, che conservare le stesse posizioni a lungo non giova a nessuno e, se posso spendere qualche parola per la mia categoria, non sarebbe ingiusto se le donne che costituiscono quasi la metà degli iscritti, potessero essere rappresentate tenendo in debito conto le proporzioni !